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La cibernetica può essere considerata come una delle ultime
scienze olistiche, con vocazione quindi alla comprensione
sistematica della realtà. In questo senso si può parlare
di una filosofia cibernetica intendendo riferirsi a una
specifica Weltanschauung, a una precisa visione del mondo.
La parola “cibernetica” deriva dal greco antico e significa
timoniere. La sua adozione si deve al matematico Norbert
Wiener che nella seconda metà degli anni Quaranta ha utilizzato
questo concetto non al fine di conferire legittimità a una
nuova scienza quanto allo scopo di sistematizzare una serie
di nozioni e problemi che erano patrimonio comune di varie
discipline (tra cui la biologia, l’ingegneria, la psicologia,
la meccanica).
Nell’intenzione di Wiener la cibernetica doveva essere considerata
come una scienza interessata al controllo e alla comunicazione
(Wiener 1950). Il concetto di comunicazione in cibernetica
assume il senso di interscambio di informazione tra un essere
dotato di capacità decisionale e l’ambiente esterno. La
decisione muta nel momento in cui esso entra in rapporto
con le informazioni provenienti dall’ambiente; a sua volta
l’ambiente muta con l’attualizzazione della decisione (l’azione).
Wiener era interessato ai meccanismi mediante cui uomini
e animali comunicano con l’ambiente esterno. Comprendere
questi meccanismi significava poter formalizzare modelli
di tali comportamenti e, in ultima istanza, poterli riprodurre
indipendentemente dalla fonte che li ha originariamente
generati. A questo proposito Wiener affermava che uno degli
aspetti più interessanti del mondo è il fatto che esso può
ritenersi costruito sulla base di modelli.
A partire da questa sommaria definizione emerge l’aspetto
più noto della cibernetica: la riproduzione di strategie
decisionali ad opera di dispositivi automatici. La cibernetica
mutua questo programma d’intenti dalle priorità concettuali
dell’epoca: teoria dell’informazione, servomeccanismi autoregolantisi,
meccanica statistica, neuroscienze. Ma ancora più urgente
appariva un ripensamento complessivo dei modi dell’organizzazione
umana, la cui razionalità era stata tragicamente smentita
dalle devastazioni della prima e della seconda guerra mondiale.
In ultima istanza, quindi, il progetto di Wiener mirava
al raggiungimento di tecniche di organizzazione oggettiva
che prescindessero dalle scelte contingenti dell’individuo.A
differenza di quanto si può essere portati a credere, la
cibernetica delle origini non è affatto una scienza orientata
prioritariamente allo sviluppo dei calcolatori elettronici
(esistenti già a partire dagli anni Quaranta): essa guarda
piuttosto ai calcolatori come a mezzi per il proprio programma
di esternalizzazione di comportamenti e scelte. In Introduzione alla Cibernetica (ib.) infatti prevale una panoramica sul comportamento umano e animale
orientata dal concetto di informazione. L’informazione è
definita come il grado di organizzazione di un ambiente,
ovvero come sequenza di istruzioni che l’ambiente trasmette
all’organismo decisionale e che questo, a sua volta, trasmette
all’ambiente. In questo interscambio si stabilisce un equilibrio
del sistema organismo-ambiente.Proprio l’attenzione rivolta
al concetto di informazione come forma d’organizzazione
distingue il paradigma cibernetico di Wiener, basato su
sistemi autonomi, da quello di John Von Neuman, fondato
su sistemi eteronomi.La maggior parte dei computer sono
progettati secondo il paradigma di quest’ultimo. I suoi
sistemi eteronomi sono caratterizzati da una sostanziale
corrispondenza tra interno ed esterno derivante dalla rappresentazione
(programma) che il progettista o il programmatore ha dell'ambiente.
In questo senso il sistema non procede a una autonoma creazione
di senso che gli proviene da un’analisi dell’ambiente esterno,
dai suoi vincoli e dalle sue vicissitudini. Il senso è al
contrario implementato da un agente intermediario e il sistema
si limita a processare una catena monocausale di input che
trasforma, secondo istruzioni, in dati in uscita. In questo
senso il sistema è detto eteronomo. Questa logica è quella
che presiede, nella maggior parte dei casi, all’approccio
informatico.Wiener concepisce invece i sistemi come operazionalmente
chiusi e dunque autoreferenziali, cioè funzionanti in base
a un punto di vista interno continuamente modificabile.
Il meccanismo di confronto con l’esterno è definito feedback
o retroazione e nella valutazione che il sistema compie,
oltre agli input dell’esterno, pesano anche le valutazioni
dei risultati delle proprie azioni verso l’ambiente. In
ogni istante il sistema corregge la propria azione confrontando
il risultato dell’azione precedente con il proprio scopo:
in altre parole, il sistema tiene conto delle proprie azioni
sull’ambiente. Questa impostazione è detta “simulazionista”:
essa riproduce cioè un pensiero intelligente e non si limita
a trattare adeguatamente un flusso di dati. Nel paradigma
eteronomo la progettazione deve necessariamente contemplare
con esattezza la natura dei dati trattati (come avviene
nella programmazione ordinaria e object
oriented). Nei sistemi autonomi la natura dei dati trattati
è, entro una certa misura, variabile.Verso la metà degli
anni Cinquanta la cibernetica di Wiener lascia il campo
agli studi sull’Intelligenza Artificiale. I principali artefici
del passaggio al nuovo paradigma sono Herbert Simon, John
McCarthy e Marvin Minsky. Ciò che differenzia l’approccio
dell’Intelligenza Artificiale da quello della cibernetica
è lo spostamento del focus dall’informazione al pensiero:
non si tratta più di riprodurre comportamenti intelligenti
ma di creare sistemi che siano in grado di apprendere fino
a sviluppare autonomamente veri e propri “comportamenti
intelligenti”. L’approccio cibernetico è oggi al centro
di un rinnovato interesse per la sua capacità di interfacciarsi
a problematiche relative alla simulazione e all’elaborazione
di realtà virtuali.
Pubblicato
in Lessico della Comunicazione Meltemi 2004.
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