Cibernetica di Fabrizio Carli


La cibernetica può essere considerata come una delle ultime scienze olistiche, con vocazione quindi alla comprensione sistematica della realtà. In questo senso si può parlare di una filosofia cibernetica intendendo riferirsi a una specifica Weltanschauung, a una precisa visione del mondo. La parola “cibernetica” deriva dal greco antico e significa timoniere. La sua adozione si deve al matematico Norbert Wiener che nella seconda metà degli anni Quaranta ha utilizzato questo concetto non al fine di conferire legittimità a una nuova scienza quanto allo scopo di sistematizzare una serie di nozioni e problemi che erano patrimonio comune di varie discipline (tra cui la biologia, l’ingegneria, la psicologia, la meccanica).
Nell’intenzione di Wiener la cibernetica doveva essere considerata come una scienza interessata al controllo e alla comunicazione (Wiener 1950). Il concetto di comunicazione in cibernetica assume il senso di interscambio di informazione tra un essere dotato di capacità decisionale e l’ambiente esterno. La decisione muta nel momento in cui esso entra in rapporto con le informazioni provenienti dall’ambiente; a sua volta l’ambiente muta con l’attualizzazione della decisione (l’azione). Wiener era interessato ai meccanismi mediante cui uomini e animali comunicano con l’ambiente esterno. Comprendere questi meccanismi significava poter formalizzare modelli di tali comportamenti e, in ultima istanza, poterli riprodurre indipendentemente dalla fonte che li ha originariamente generati. A questo proposito Wiener affermava che uno degli aspetti più interessanti del mondo è il fatto che esso può ritenersi costruito sulla base di modelli.
A partire da questa sommaria definizione emerge l’aspetto più noto della cibernetica: la riproduzione di strategie decisionali ad opera di dispositivi automatici. La cibernetica mutua questo programma d’intenti dalle priorità concettuali dell’epoca: teoria dell’informazione, servomeccanismi autoregolantisi, meccanica statistica, neuroscienze. Ma ancora più urgente appariva un ripensamento complessivo dei modi dell’organizzazione umana, la cui razionalità era stata tragicamente smentita dalle devastazioni della prima e della seconda guerra mondiale. In ultima istanza, quindi, il progetto di Wiener mirava al raggiungimento di tecniche di organizzazione oggettiva che prescindessero dalle scelte contingenti dell’individuo.A differenza di quanto si può essere portati a credere, la cibernetica delle origini non è affatto una scienza orientata prioritariamente allo sviluppo dei calcolatori elettronici (esistenti già a partire dagli anni Quaranta): essa guarda piuttosto ai calcolatori come a mezzi per il proprio programma di esternalizzazione di comportamenti e scelte. In Introduzione alla Cibernetica (ib.) infatti prevale una panoramica sul comportamento umano e animale orientata dal concetto di informazione. L’informazione è definita come il grado di organizzazione di un ambiente, ovvero come sequenza di istruzioni che l’ambiente trasmette all’organismo decisionale e che questo, a sua volta, trasmette all’ambiente. In questo interscambio si stabilisce un equilibrio del sistema organismo-ambiente.Proprio l’attenzione rivolta al concetto di informazione come forma d’organizzazione distingue il paradigma cibernetico di Wiener, basato su sistemi autonomi, da quello di John Von Neuman, fondato su sistemi eteronomi.La maggior parte dei computer sono progettati secondo il paradigma di quest’ultimo. I suoi sistemi eteronomi sono caratterizzati da una sostanziale corrispondenza tra interno ed esterno derivante dalla rappresentazione (programma) che il progettista o il programmatore ha dell'ambiente. In questo senso il sistema non procede a una autonoma creazione di senso che gli proviene da un’analisi dell’ambiente esterno, dai suoi vincoli e dalle sue vicissitudini. Il senso è al contrario implementato da un agente intermediario e il sistema si limita a processare una catena monocausale di input che trasforma, secondo istruzioni, in dati in uscita. In questo senso il sistema è detto eteronomo. Questa logica è quella che presiede, nella maggior parte dei casi, all’approccio informatico.Wiener concepisce invece i sistemi come operazionalmente chiusi e dunque autoreferenziali, cioè funzionanti in base a un punto di vista interno continuamente modificabile. Il meccanismo di confronto con l’esterno è definito feedback o retroazione e nella valutazione che il sistema compie, oltre agli input dell’esterno, pesano anche le valutazioni dei risultati delle proprie azioni verso l’ambiente. In ogni istante il sistema corregge la propria azione confrontando il risultato dell’azione precedente con il proprio scopo: in altre parole, il sistema tiene conto delle proprie azioni sull’ambiente. Questa impostazione è detta “simulazionista”: essa riproduce cioè un pensiero intelligente e non si limita a trattare adeguatamente un flusso di dati. Nel paradigma eteronomo la progettazione deve necessariamente contemplare con esattezza la natura dei dati trattati (come avviene nella programmazione ordinaria e object oriented). Nei sistemi autonomi la natura dei dati trattati è, entro una certa misura, variabile.Verso la metà degli anni Cinquanta la cibernetica di Wiener lascia il campo agli studi sull’Intelligenza Artificiale. I principali artefici del passaggio al nuovo paradigma sono Herbert Simon, John McCarthy e Marvin Minsky. Ciò che differenzia l’approccio dell’Intelligenza Artificiale da quello della cibernetica è lo spostamento del focus dall’informazione al pensiero: non si tratta più di riprodurre comportamenti intelligenti ma di creare sistemi che siano in grado di apprendere fino a sviluppare autonomamente veri e propri “comportamenti intelligenti”. L’approccio cibernetico è oggi al centro di un rinnovato interesse per la sua capacità di interfacciarsi a problematiche relative alla simulazione e all’elaborazione di realtà virtuali.

Pubblicato in Lessico della Comunicazione Meltemi 2004.


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