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Il programma di “conquista dello spazio” nasce in un contesto
storico altamente competitivo che vede le due superpotenze
mondiali (Stati Uniti e Unione Sovietica) entrambe impegnate
nel progetto di invio del primo uomo sulla Luna. Nonostante
l’allunaggio dell’Apollo 11 nel 1969 segni il momento più
significativo di questa competizione, la storia della conquista
dello spazio inizia almeno trent’anni prima.
All’indomani della sconfitta della Germania nazista molti
degli scienziati impiegati dal regime nella progettazione
di armi furono cooptati dalle nazioni vincitrici del secondo
conflitto mondiale, in particolare da Stati Uniti e Unione
Sovietica, che reintegrarono tra le fila dei propri scienziati
i prigionieri di guerra del centro di Peenemunde, il quartier
generale tedesco della sperimentazione tecnologica in campo
missilistico. I risultati più importanti ottenuti in questo
centro furono i razzi intercontinentali V2, una delle tecnologie
belliche più temute e avanzate del tempo, che avevano consentito
ai nazisti di colpire ripetutamente l’Inghilterra con missili
lanciati dal suolo tedesco.
La spartizione di intelligenze servì alle due superpotenze
per rafforzarsi principalmente in campo missilistico. Ben
presto, però, l’orientamento della sperimentazione venne
dirottato verso la conquista della Luna come sublimazione
del conflitto ideologico/militare.
Da subito risultò evidente la superiorità sovietica in campo
aerospaziale. Dal 1957 (anno di messa in orbita del primo
satellite artificiale, lo Sputnik 1) cominciò per l’urss
una serie di successi. Nel 1959 si aggiudicò il primato
del primo artefatto lanciato sul suolo lunare: la sonda
Lunik 2 lasciò sulla luna una targa con il volto di Lenin
e un vessillo con la falce e martello. Nel 1961 mise in
orbita il primo cosmonauta, Jurij Gagarin.
Tra il 1961 e il 1965 gli Stati Uniti svilupparono il progetto
Mercury per la messa in orbita di un astronauta e il progetto
Gemini per lo sviluppo di tecniche di rendez-vous (docking),
contatto tra due veicoli nello spazio. Tuttavia anche il
primato nel campo del rendez-vous spaziale, pratica indispensabile
per garantire il rientro nell’atmosfera terrestre della
capsula con gli astronauti (una volta decollata dalla superficie
lunare la capsula avrebbe dovuto infatti riunirsi al proprio
vettore per ottenere la spinta necessaria al ritorno sulla
terra), fu sovietico.
Solo con l’avvio del programma Apollo gli Stati Uniti iniziarono
a recuperare terreno rispetto alla superiorità tecnologica
sovietica. Nel 1969 il progetto Apollo 11 spinto da un razzo
vettore Saturn progettato da Verner von Braun (uno degli
scienziati nazisti cooptati tra le fila statunitensi) permise
al LM (modulo lunare) di atterrare sulla Luna portando con
sé due astronauti, mentre un terzo addetto alle procedure
di rendez-vous rimaneva in orbita.
L’allunaggio del LM conclude (con gli Stati Uniti vincitori)
la prima e più importante fase della cosiddetta conquista
dello spazio: fu un evento prioritariamente politico e,
in seconda analisi, scientifico. Portare il primo uomo sulla
Luna significava stabilire un primato tecnologico, ma anche
morale e ideologico, sullo scacchiere internazionale. In
un certo senso il significato profondo di questa competizione
si estendeva agli opposti modelli di vita e agli ideali
che sorreggevano il capitalismo degli Stati Uniti e il socialismo
sovietico. Trattandosi di due sistemi economici a forte
tendenza espansiva, la vittoria dell’uno sull’altro non
poteva che rappresentare il primato del modello di una futura
espansione planetaria.
Il valore politico del progetto Luna non sfuggì agli osservatori
dell’epoca. Ben presto iniziarono a emergere ipotesi e teorie
che sostenevano l’idea di un falso allunaggio, ovvero di
una gigantesca messa in scena degna delle più azzardate
ipotesi cospirazioniste. La teoria del falso allunaggio
poggiava su argomentazioni di questo tipo: data l’importanza
ideologica di aggiudicarsi il primato del primo uomo sulla
Luna perché gli Stati Uniti non avrebbero dovuto simulare
tale evento piuttosto che rischiare vite umane e soprattutto
un fallimento di portata mondiale? Simili argomentazioni
si basavano sull’oggettività di un deficit tecnologico in
campo aerospaziale ben compensato dalla forza dell’industria
holliwoodiana, già ampiamente collaudata in materia di effetti
speciali. Qualche anno dopo l’allunaggio iniziarono a emergere,
a sostegno della teoria della montatura, anche le prime
testimonianze di tecnici e impiegati coinvolti nel progetto
Apollo 11. Tra questi Bill Kaysing, che in seguito pubblicò
il proprio libro Non siamo mai andati sulla Luna (1987)
divenuto un classico della teoria della simulazione. Sulla
scia delle dichiarazioni di Keysing e di altri, nel 1978
venne realizzato il film Capricorn One in cui si racconta
la messa in scena dall’atterraggio sul suolo di Marte (ammartaggio).
Dopo il 1969 gli sforzi in direzione della conquista dello
spazio continuarono, anche se con investimenti ridotti,
fino al 1986, anno della tragedia del Challenger, esploso
in volo dopo pochi minuti dal distacco dalla rampa di lancio.
Tra il 1969 e il 1986 statunitensi e sovietici si erano
specializzati in due diverse “filosofie” spaziali, rispettivamente
il perfezionamento del rendez-vous e la pratica di stazionamento
dell’uomo in orbita intorno alla Terra. I sovietici raggiunsero
veri e propri primati nel campo della permanenza sulla stazione
spaziale orbitante mir. Questo tipo di sapere (che ha dato
vita a un settore della medicina, quella aerospaziale) è
diventato poi fondamentale per le successive missioni interplanetarie
con equipaggio umano e per la permanenza di esseri umani
sulle basi orbitanti (Smith 1989).
Oggi la ricerca aerospaziale si orienta principalmente in
quattro campi. Nel settore commerciale, con la messa in
orbita dei satelliti geostazionari per le telecomunicazioni
(televisione, telefonia, rilevamento georeferenziale) e
con la sperimentazione di nuovi materiali prodotti sfruttando
l’assenza di gravità (superconduttori e plastiche ceramiche
per le protesi). Nel campo militare, attraverso progetti
di difesa aerospaziale (ad esempio il progetto statunitense
dello “Scudo Spaziale” e dei satelliti spia) e l’impiego
di satelliti per le previsioni metereologiche. Nel campo
della ricerca civile, con l’utilizzo di satelliti per il
telerilevamento geologico e archeologico. Infine nel campo
delle attività di esplorazione interplanetaria, in direzione
della costruzione di una base spaziale internazionale, che
dovrebbe diventare un luogo in cui sperimentare nuovi materiali
e servire da rampa di lancio da cui far partire il primo
viaggio con equipaggio umano verso Marte. L’esplorazione
spaziale attuerà poi i cosiddetti progetti di terraforming,
progetti di colonizzazione dei pianeti del sistema solare
a partire da Marte, il pianeta per conformazione e dimensioni
più simile alla Terra (Smith 1989). La colonizzazione mediante
terraforming prevede la necessità di modificare drasticamente
le condizioni climatiche e abitative del pianeta “terraformato”
mediante strategie ingegneristiche e botaniche che riproducano
l’ecosistema terrestre a partire dal meccanismo di fotosintesi
delle piante.
Pubblicato
in Lessico della Comunicazione Meltemi 2004.
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