Determinismo tecnologico di Andrea Miconi


Letteralmente, per determinismo tecnologico si intende una visione della storia in cui la tecnologia viene isolata come variabile decisiva, capace di sovradeterminare gi altri aspetti della realtà (economia; organizzazione del lavoro; cultura: questo dipende dalle scuole e dagli ambiti di riflessione). Come appare da questa definizione, esiste un limite ricorrente, negli approcci deterministi, e cioè la tendenza a prendere in esame non tanto una precisa storia tecnologica (un artefatto; un sistema di produzione), quanto la stessa categoria di tecnologia - naturalmente contrapposta ad un'altrettanto vaga categoria società - che di per sé è certamente troppo generica. A guardare più specificamente la ricerca sui media, comunque, il determinismo tecnologico si è manifestato in queste opzioni:
1) al principio era la Scuola di Toronto, per cui il termine va usato nel senso più forte. Secondo Innis e McLuhan, infatti - e al di là delle differenze tra i due - le tecnologie della comunicazione hanno un vero e proprio potere di riconfigurazione della realtà, spiegabile con l'azione sulla percezione dello spazio e del tempo (Innis), ovvero con l'investimento di alcune particolari facoltà sensoriali (McLuhan). Per questa ragione, l'intera storia della civilizzazione può essere spiegata come una serie di compressioni determinate dall'evoluzione delle tecnologie del comunicare.
2) Un modo razionale (e infatti non troppo diffuso) di dare seguito al modello Innis-McLuhan, probabilmente, è quello di ridimensionare un po' gli obiettivi di conoscenza, per occuparsi non tanto del nesso tra tecnologie e fasi della civiltà (che è un tema affascinante, ma assai difficile da dimostrare), quanto dell'opera di incorniciamento dei significati (framing) dovuta alle tecnologie della comunicazione, e delle conseguenze in termini di costruzione della realtà. Su questa linea, il grande lavoro di Meyrowitz sugli effetti della televisione sull'organizzazione sociale; ed è un precedente tanto isolato quanto incoraggiante.
3) Più spesso, la sociologia dei media ha invece sviluppato un'altra linea del pensiero di McLuhan, e cioè il rapporto tra le tecnologie, lo sviluppo degli emisferi cerebrali e la fisiologia della percezione (sulla base delle categorie mcluhaniane di "estensione dei sensi" e di "esteriorizzazione del sistema nervoso"). Tema interessante, su cui tuttavia i mediologi - essendo inevitabilmente privi di competenze neurologiche - hanno fatto più confusione che altro (come su questo, peraltro, già fece McLuhan).
4) Un'altra possibile versione del determinismo, ancora marginale nella ricerca sui media, viene dalla storia della tecnica, ed è sintetizzabile nella categoria di "tecnologia caratterizzante" coniata da Jay David Bolter. L'idea, in breve, è che alcune tecnologie assumano una particolare centralità per la propria epoca, prestandosi come modello e matrice ideale di organizzazione della conoscenza. L'aspetto interessante, qui, è come le tecnologie incorporino in sé alcuni modelli di razionalità, socialmente costruiti, per poi restituirli, con la forza di spiegazione universale della metafora, all'intera struttura sociale.
5) Un ultimo aspetto - a sua volta non così frequentato, nella ricerca sulla comunicazione - è lo studio dei media come artefatti tecnologici, che richiede competenze soprattutto di ergonomia e di semiotica degli oggetti. In questo caso, l'attenzione è tutta sui media (ma il discorso è generalizzabile a tutto gli oggetti di uso quotidiano) in quanto artefatti che, per la loro conformazione, si prestano soltanto a determinati tipi di usi - chiudono le possibilità di utilizzo, teoricamente infinite, incorporando nel loro design o nella loro interfaccia il comportamento più funzionale.
Quanto alla fortuna del modello, infine, non si può dire che siano tempi favorevoli, per chi segue (o ammetta di seguire) un'opzione di determinismo tecnologico. Anche perché, a dire il vero, l'attacco al determinismo (troppo riduttivo; troppo parziale; troppo unilaterale - come se questi non fossero i requisiti di una spiegazione scientifica) ha significato, più in generale, un inevitabile attacco alla logica della ricerca e dell'attribuzione di causalità. E questo è, evidentemente, un buon motivo per difendere il determinismo, con tutti i suoi limiti.


Torna a Materiali

 

 


 

Andrea Miconi: insegna Sociologia delle Comunicazioni presso l'Universita' di Padova . La scheda di Andrea Miconi sulla cattedra di Sociologia delle Comunicazioni di Massa